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	<title>Psiche pensieri emozioni</title>
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		<title>SIAMO IN &#8230; DUE? FORMAZIONE E TRASFORMAZIONE NELLA COPPIA</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 09:44:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Per comprendere la vita di coppia, le sue dinamiche, le sue difficoltà, dobbiamo partire da una domanda: perché si sta insieme? Perché senza un altro vicino ci sentiamo incompleti , insoddisfatti, a volte tristi e talvolta, addirittura disperati. Rispondiamo ritenendo che lo stare insieme sia la condizione irrinunciabile per soddisfare una serie di bisogni fondamentali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=115&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Per comprendere la vita di coppia, le sue dinamiche, le sue difficoltà, dobbiamo partire da una domanda: perché si sta insieme? Perché senza un altro vicino ci sentiamo incompleti , insoddisfatti, a volte tristi e talvolta, addirittura disperati. Rispondiamo ritenendo che lo stare insieme sia la condizione irrinunciabile per soddisfare una serie di bisogni fondamentali di ogni essere umano, bisogni di natura emotiva, affettiva, sessuale che non possono essere soddisfatti in proprio e che necessitano e meritano una dimensione più vasta dell’individuo, la coppia appunto.</p>
<p>Stando così le cose, la difficoltà che la coppia può incontrare, con i suoi corollari di incomunicabilità, conflitto, rabbia reciproca, l’ avvitamento su se stessi e il precipitare nel tunnel senza uscita della colpevolizzazione reciproca , può essere compresa e affrontate solo focalizzandosi sulla trama dei bisogni affettivi sopra citati che sono stati delusi, disattesi, frustrati. Solo così la rabbia trova un senso e si quieta, il conflitto e l’incomunicabilità assumono significato alla luce di sistemi motivazionali differenti e solo apparentemente inconciliabili , solo così c’è la speranza di diradare le nubi dell’incomprensione e tornare a vedere la luce della sintonia con l’altro.&#8221; (Dott. M. Campisi) </p>
<p>Il <a title="Centro di Psicologia e Psicoterapia" href="http://www.psicologiatorino.it" target="_blank">Centro di Psicologia e Psicoterapia </a> invita tutti coloro che fossero interessati a confrontarsi su questi temi e sulla propria esperienza e a partecipare all&#8217;incontro gratuito dedicato al tema della formazione e trsformazione nella coppia che si terrà presso i propri locali, in Corso Mediterraneo 70 a Torino, lunedì 14 giugno 2010 dalle 18 alle 20.30. Interverranno il dott. M. Campisi, psicologo, e il dott. M. Bertero, psicoterapeuta. E&#8217; necessaria l&#8217; iscirzione dal sito oppure telefonando alla segreteria del Centro al numero 347 6310831.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psichepensieriemozioni.wordpress.com/115/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=115&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>LE PRIME FRUSTRAZIONI E LA SCOPERTA DEL MONDO</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 12:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>psichepensieriemozioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo Winnicott una &#8220;madre sufficientemente buona&#8221; è in grado naturalmente di identificarsi con il suo bambino e di sentire quello che lui sente, e di rispondere così ai suoi bisogni. Nei primi mesi di vita si crea un’unità madre-bambino in cui il piccolo non è ancora in grado di distinguere la madre come altro da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=102&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family:Arial;">Secondo Winnicott una &#8220;madre sufficientemente buona&#8221; è in grado naturalmente di identificarsi con il suo bambino e di sentire quello che lui sente, e di rispondere così ai suoi bisogni. Nei <em>primi mesi </em>di vita si crea un’unità madre-bambino in cui il piccolo non è ancora in grado di distinguere la madre come altro da sé. Egli dipende dalla mamma in modo assoluto in uno stato di fusione e confusione, condizione dalla quale la madre progressivamente dovrà aiutarlo ad emergere.</p>
<p>La capacità della madre di identificarsi con il bambino e di rispondere ai suoi bisogni in modo adeguato fa sì che egli viva l’illusione di creare il mondo attorno a sé. Il mondo si &#8220;crea magicamente&#8221; davanti al bambino a partire dalle sue primitive sensazioni: egli ha fame, e &#8220;magicamente&#8221; vede che gli si presenta davanti il seno o il biberon; è bagnato, e &#8220;magicamente&#8221; viene cambiato, e così via. La <em><strong>fase dell’illusione </strong></em>è una fase fondamentale che necessariamente il bambino dovrà attraversare, e che porrà le basi per la costruzione di un vero Sé e di un senso di fiducia. Ma arriverà anche il momento di uscire da questa fase e di entrare in contatto con il mondo reale e con la <strong><em>disillusione</em>.</strong></p>
<p>La madre potrà ad esempio tardare di qualche minuto la presentazione del seno o del biberon al bambino che piange, evento possibile e normale nella vita reale. Il ritardo può essere anche brevissimo, ma per il bambino, che non ha ancora un senso di continuità del sé né un senso del tempo, potrà apparire interminabile, portandolo a sperimentare una frustrazione alla quale si accompagna un’angoscia che egli non è ancora in grado di gestire da solo. La madre potrà offrire un contenimento a queste angosce attraverso quello che Winnicott ha definito &#8220;<em><strong>holding</strong></em>&#8220;. Il prototipo dell’holding (contenimento) è l’abbraccio, il tenere, sostenere il bambino tra le proprie braccia, offrendogli un ambiente rassicurante che dia un contenimento sia su un piano fisico che mentale.</p>
<p>È importante non impedire al bambino di sperimentare le prime <em><strong>frustrazioni</strong></em>: queste sono fondamentali nel suo sviluppo. Una madre che non consente al proprio bimbo di sperimentare delle frustrazioni perché ha già organizzato tutto in modo perfetto, ha già previsto ogni richiesta, e non consente così al bambino di sperimentare, protestare e piangere, molto probabilmente si identifica eccessivamente con il proprio figlio (cui vuole evitare ogni frustrazione per non recarle a se stessa) e deve ancora assumere pienamente il ruolo di madre, che consiste anche nel presentargli la realtà, con tutti i suoi limiti e le difficoltà.</p>
<p>Il progressivo passaggio dall’illusione alla disillusione è dunque un compito delicato, che di solito la madre sa svolgere naturalmente bene grazie alla &#8220;<em><strong>preoccupazione materna primaria</strong></em>&#8220;, che le consente di adeguarsi ai bisogni specifici del suo bambino. Ogni bambino è infatti un individuo a sé, non sarà uguale né presenterà gli stessi bisogni e richieste dei fratellini che lo hanno preceduto, né avrà sempre le stesse richieste in diversi momenti della giornata. È quindi necessario non entrare in relazione con il bambino in base a nozioni apprese e applicate meccanicamente, ma entrare in relazione in un <strong>rapporto vivo e personale</strong> con il bambino, essendo autenticamente noi stessi, garantendogli così &#8220;una stabilità che non è rigida, ma viva e umana: ciò fa sì che il bambino si senta sicuro&#8221; (Winnicott, &#8220;Colloqui con i genitori&#8221;, 1993).</p>
<p>Nel presentare i suoi bisogni, dunque, il bambino può sentirsi soddisfatto e provare una sensazione di <em><strong>piacere</strong></em>, oppure incontrare un ostacolo alla loro soddisfazione e provare quindi <em><strong>dispiacere</strong></em>. Non compaiono ancora delle sfumature nelle sue sensazioni, tutto è polarizzato sugli estremi amore e odio, senza passare attraverso tristezza, malinconia, tenerezza ecc. Ed è la madre che, presentandogli il seno che nutre, rappresenta la sua prima esperienza di piacere. Ma allo stesso tempo è sempre la madre che, con la sua anche breve assenza o ritardo, rappresenta la sua prima esperienza di dolore. Compito della madre <strong><em>non</em></strong> sarà quello di <em><strong>evitargli</strong></em> l’incontro con queste prime esperienze di dolore, ma sarà piuttosto quello di &#8220;preoccuparsi che ogni nuova esperienza sia per lui come una scoperta del mondo. Solo in questo modo l’incontro con la realtà non sarà soltanto motivo di spavento, ma si trasformerà anche e soprattutto in un nuovo gioco gradevole e stimolante. L’armonia dell’incontro è un dono della madre che, presa tra il neonato e il mondo esterno, lascia filtrare solo ciò che deve e niente di più, niente che il bambino non sia ancora in grado di tollerare&#8221; (Capolupo, &#8220;La madre e la mamma&#8221;, 2007).</p>
<p>Sarà così proprio attraverso la madre che il bambino potrà entrare in contatto con la realtà che lo circonda e con il mondo in modo il più possibile equilibrato e <strong><em>fiducioso.</em></strong></p>
<p style="text-align:right;"><em>Dott.ssa Erika Debelli</em></p>
<p>Per commenti e domande: <a href="mailto:ed.to@fastwebnet.it">ed.to@fastwebnet.it</a></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psichepensieriemozioni.wordpress.com/102/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=102&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>UNA MADRE &#8220;SUFFICIENTEMENTE BUONA&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 09:09:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>psichepensieriemozioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dobbiamo al grande psicoterapeuta e pediatra Winnicott l’elaborazione del concetto di &#8220;madre sufficientemente buona&#8221;. Ma che cosa si intende con questo termine? Per definirlo meglio ritorniamo a parlare del bambino, soprattutto in relazione all’ambiente in cui si trova e alla sua crescita.Un bambino ha in sé delle tendenze innate che lo spingono verso la maturazione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=91&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:Arial;">Dobbiamo al grande psicoterapeuta e pediatra Winnicott l’elaborazione del concetto di <em><strong>&#8220;madre sufficientemente buona&#8221;</strong></em>. Ma che cosa si intende con questo termine? Per definirlo meglio ritorniamo a parlare del bambino, soprattutto in relazione all’ambiente in cui si trova e alla sua crescita.Un bambino ha in sé delle <em><strong>tendenze</strong></em> <em><strong>innate</strong></em> che lo spingono verso la <em>maturazione</em> e la crescita. C’è quindi un movimento evolutivo naturale, innato in ogni bambino, che lo spinge fin dalla nascita verso l’integrazione del sé e della personalità, verso l’acquisizione delle tappe evolutive principali, verso la relazione con gli altri (in primis con la madre), e verso l’integrazione mente corpo. Sono ad esempio innate le spinte che, un certo giorno, fanno desiderare al bambino di muovere i primi passi.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Ma affinché si realizzi questa tendenza naturale e non rimanga &#8220;bloccata&#8221;, è necessario che si crei un<strong> <em>ambiente facilitante</em></strong>. Questo ambiente, per essere facilitante, deve essere caratterizzato da &#8220;<em>qualità umane, non perfezione meccanica</em>; quindi l’espressione &#8220;madre sufficientemente buona&#8221; sembra essere la più adatta alla descrizione di ciò di cui il bambino ha bisogno per rendere operanti i suoi processi innati di crescita&#8221; (Winnicott, 1986, &#8220;Dal luogo delle origini&#8221;, ed. Cortina; il corsivo è mio).</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"> </span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"> </span><span style="font-family:Arial;">La <strong><em>&#8220;madre sufficientemente buona&#8221;</em> </strong>è quindi quella madre che è in grado di adeguarsi, in modo naturale e non meccanico, innato e non appreso, ai bisogni del bambino e di rispondere a questi in modo adeguato, vivo e vitale. È quindi la madre che è in grado di <em><strong>identificarsi</strong></em> con il suo bambino e con i suoi bisogni. Negli ultimi mesi della gravidanza e nel primo periodo dopo la nascita, la madre è di solito completamente identificata con il proprio bambino, e ciò le consente di sentire come egli si sente e di adattarsi ai suoi bisogni, in modo da poterli soddisfare: &#8220;Il bambino si trova pertanto nella posizione di poter stabilire una continuità nello svolgimento della sua crescita che costituisce il principio dello stato di salute. La madre sta allora ponendo le basi della salute mentale del suo bambino, e più che della salute – della sua realizzazione e della sua ricchezza personale, con tutti i pericoli e i conflitti che esse comportano, e con tutte le difficoltà che appartengono alla crescita e allo sviluppo. Quindi la madre, e anche il padre, benché all’inizio questi non abbia con il bambino lo stesso tipo di rapporto fisico, hanno questa capacità di identificarsi con lui senza provare risentimento, e di adattarsi ai suoi bisogni&#8221; (Winnicott, 1986).</span><span style="font-family:Arial;">Questa capacità di identificarsi con il figlio consente ai genitori anche di comunicare con lui ben prima che il linguaggio sia acquisito. Il modo di tenerlo in braccio, di porsi sulla culla, il tono della voce, e in generale l’insieme di cure preverbali che vengono offerte al bambino concorrono a creare l’ambiente facilitante in cui il bambino potrà svilupparsi e concorrono così anche alla formazione della sua <em><strong>fiducia</strong></em> di base. </span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"> </span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"> </span><span style="font-family:Arial;"><span style="font-family:Arial;">L’identificazione con il figlio dovrà permettere inizialmente <em>l’<strong>illusione</strong></em> di un ambiente protettivo quasi perfetto, ma affinché possa aver luogo un normale sviluppo del bambino dovrà in seguito consentire anche la <em><strong>disillusione</strong></em>. Il bambino cioè dovrà entrare in contatto gradualmente con le prime frustrazioni e difficoltà (prime fra tutte la progressiva sensazione di non creare magicamente la mamma e il suo seno ogni volta che la desidera, e quindi la separazione dalla prima &#8220;bolla&#8221; indifferenziata mamma-bambino), senza difenderlo da ciò che è in grado di affrontare da solo.<span style="font-family:Arial;"></p>
<div>
<p>In alcuni casi l’ambiente facilitante non si sviluppa così agevolmente e la madre ha delle <em><strong>difficoltà</strong></em> a porsi in relazione con i primitivi bisogni del bambino con tutta se stessa. Ciò può accadere ad esempio quando la madre vive questa identificazione con caratteristiche inglobanti e di perdita della propria identità, e si può domandare allora quando potrà uscire da questo stato fusionale e ritornare alla propria individualità. O al contrario la mamma può avere difficoltà a consentire al bambino le prime graduali frustrazioni, diventando così lei stessa inglobante e simbiotica rispetto al bambino, impedendo una sana evoluzione del figlio. Questi potrebbero essere anche solo momenti transitori di crisi nella ridefinizione del proprio ruolo di madre, e potrebbero andare incontro ad un’evoluzione naturalmente positiva, oppure potrebbero necessitare di un aiuto maggiore sia dall’ambiente in cui la neomamma vive, sia da professionisti.</p>
</div>
<p> </p>
<p></span></span></span></p>
<div>
<p style="text-align:right;">                                                                    <em>Dott.ssa Erika Debelli</em></p>
</div>
<p>Per domande e commenti: <a href="mailto:ed.to@fastwebnet.it">ed.to@fastwebnet.it</a></p>
</div>
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		<title>ESISTE UNA &#8220;CATTIVA MADRE&#8221;? Gioia e sofferenza nella maternità</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 18:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>psichepensieriemozioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nascita di un bambino è un evento che cambia il mondo interno e il mondo relazionale di una donna. Cambia il suo ruolo nel mondo e nella famiglia. Cambia l’immagine di sé e l’identità. Porta immensa gioia, e allo stesso tempo si accompagna a paura, timori di inadeguatezza (soprattutto se si tratta del primo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=84&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:Arial;">La nascita di un bambino è un evento che cambia il mondo interno e il mondo relazionale di una donna. Cambia il suo ruolo nel mondo e nella famiglia. Cambia l’immagine di sé e l’identità. Porta immensa <em>gioia</em>, e allo stesso tempo si accompagna a paura, timori di inadeguatezza (soprattutto se si tratta del primo figlio), e paradossalmente porta con sé anche un certo grado di <em>sofferenza</em>, legato proprio a questi importanti cambiamenti. </span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"> </span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"> </span><span style="font-family:Arial;">Il <em><strong>parto</strong></em> è uno dei momenti in cui si manifestano alcune antiche paure. Vita e morte paiono sfiorarsi: nel momento della nascita compaiono ansie di morte, e la paura di perdere il bambino o di provocargli una sofferenza si fa tangibile, come pure la paura di morire di parto o di dare alla luce un bambino anormale. Sono paure per cui, come sostiene S.Capolupo (2009), pare inutile ogni forma di rassicurazione, perché sono legate al riattivarsi di antiche angosce persecutorie e depressive vissute nel rapporto con la propria madre, e sono anche legate a sensi di colpa arcaici, al pensiero che il proprio corpo non potrà dare alla luce nulla di buono, come se al parto corrispondesse un &#8220;esame&#8221; da tenere di fronte alla propria madre che consentirà di confermare la propria capacità generativa.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Abbiamo detto che queste angosce non si attenuano con nessuna forma di rassicurazione, ma sicuramente la presenza del <em><strong>padre</strong></em> (anche non fisicamente, ma solo nella relazione con mamma e bambino) consente di spostare in parte queste angosce (<em>paranoia primaria</em>) al di fuori della coppia mamma-bambino e di bonificare il momento del parto, consentendo alla mamma di abbandonare le fantasie di nuocere al bambino o di essere aggredita da lui, riuscendo così a rivolgersi alla realtà.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Superato il momento del parto, la neo mamma si trova alle prese con altre difficoltà. Ha passato nove mesi in uno stato fusionale (fisico e soprattutto psichico) con il bambino che aveva dentro di sé, e al momento della nascita, con il distacco del piccolo dal proprio grembo, può avere dei vissuti di <em><strong>vuoto</strong></em> e di perdita della sua precedente identità. Deve inoltre entrare in contatto con il figlio che ora è fuori da sé, e quindi avvicinarsi a questa nuova realtà da elaborare, a volte difficile da riconoscere, perché non è più caratterizzata dalle fantasie sul bambino immaginato, ma è ora rappresentata da un bambino concretamente presente nella sua vita. La difficoltà ad entrare in contatto e ad elaborare questa nuova realtà può favorire l’insorgere di uno stato di <em><strong>tristezza</strong></em>, legato alla sensazione di aver fallito rispetto alla maternità.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Questo è un momento estremamente delicato, in cui si potrebbe sviluppare una depressione post-partum. Circa il 70% delle neo mamme soffre di quello che viene definito &#8220;<em><strong>baby blues</strong></em>&#8220;, che è collegato sia a fattori ormonali, sia a fattori relazionali, sia a vissuti della neo mamma. Ma si può dire che questo <em>vuoto</em> lasciato dalla nascita e separazione del bambino dal corpo materno, questa tristezza per la perdita di una precedente identità fusionale, potrebbe avere un esito positivo e favorire lo sviluppo (per una donna mediamente sana, all’interno di un adeguato contesto supportivo) di un nuovo rapporto in cui potranno entrare in relazione due persone ora ben distinte: la mamma e il bambino. Diverso è il caso in cui si manifesti una vera e propria <em><strong>depressione post partum</strong></em>: questo è un disturbo dell’umore che si verifica entro la quarta settimana dopo il parto, che appartiene alla categoria diagnostica della depressione maggiore, che la maggior parte dei ricercatori mette in relazione con i flussi ormonali associati alla nascita del bambino, e che necessita di un intervento tempestivo e mirato, anche ai fini di escludere il pericolo che ci sia una virata verso una <em>psicosi post partum</em>. Questa depressione è una malattia, e come tale va curata.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Non siamo in questi casi di fronte a una &#8220;cattiva madre&#8221; o a una madre non competente, ma ad una <em><strong>madre in difficoltà</strong></em>, che ha bisogno di aiuto, anche specialistico, e di non essere lasciata sola. È necessario andare al di là della <em>fantasia</em> di una madre onnipotente e caratterizzata da totale abnegazione al figlio. È importante invece entrare in contatto con la <em>madre</em> <em>reale</em>, con le sue specifiche caratteristiche di personalità, con i suoi aspetti di fragilità, ma anche con i suoi punti di forza, per aiutarla a vivere la maternità in funzione delle proprie caratteristiche soggettive e personali, e a superare così la fase di difficoltà. Abbandonando fuorvianti ed eccessive idealizzazioni dell’immagine materna e fantasie di onnipotenza, sarà possibile per la neomamma entrare veramente in relazione con il proprio bambino reale e prendersi cura di lui.</span></div>
<p><span style="font-family:Arial;"></p>
<p style="text-align:right;"><em>Dott.ssa Erika Debelli</em></p>
<p>Per domande e commenti: <a href="mailto:ed.to@fastwebnet.it">ed.to@fastwebnet.it</a></p>
<p></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psichepensieriemozioni.wordpress.com/84/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=84&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>DALLA GRAVIDANZA ALLA NASCITA</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 10:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>psichepensieriemozioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante i primi mesi della gravidanza la futura mamma inizia ad elaborare il proprio sogno di avere un bambino, lo fantastica insieme al partner, si prepara anche psichicamente ad accoglierlo. Ma molto spesso si nota una certa ambivalenza nei confronti di questa gravidanza da poco iniziata: accanto ai desideri di maternità troviamo spesso dei desideri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=80&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:Arial;">Durante i <strong><em>primi mesi</em></strong> della gravidanza la futura mamma inizia ad elaborare il proprio sogno di avere un bambino, lo fantastica insieme al partner, si prepara anche psichicamente ad accoglierlo. Ma molto spesso si nota una certa <em><strong>ambivalenza</strong></em> nei confronti di questa gravidanza da poco iniziata: accanto ai desideri di maternità troviamo spesso dei desideri espulsivi, spesso somatizzati in eventi quali vomito, diarrea o altri sintomi che potrebbero, in casi estremi, anche condurre ad un aborto spontaneo. È necessario sottolineare che una certa ambivalenza è <em>normale</em> ed è presente in quasi tutte le donne in questa fase, in quanto ha inizio in questo periodo un cambiamento radicale nella donna, nella sua identità, nel suo ruolo, nella relazione con il partner, e nel suo posto nel mondo, e si attiva quindi un processo di riorganizzazione della personalità molto delicato. La futura madre va intanto incontro ad una parziale <em>regressione</em>, che le consente, con l’aiuto e il supporto del partner e del contesto familiare e sociale, di affrontare questo periodo di cambiamenti.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Quando si iniziano a sentire i primi <strong><em>movimenti</em> <em>fetali</em></strong>, verso il 4° o 5° mese, i sogni sul bambino sembrano farsi più concreti, si sente fisicamente la sua presenza, si vedono le prime ecografie, e si inizia a pensarlo come individuo separato dalla madre. Ciò non è però facile: ci può essere la tendenza nella madre a investire talmente tanto sul bambino da negargli ancora prima di nascere la possibilità di essere pensato come <strong><em>individuo</em></strong> separato, con le proprie specifiche caratteristiche. Ciò è frequente ad esempio quando il bambino nasce dopo un precedente aborto o morte di un fratellino, o in concomitanza della morte di un nonno, per cui il bambino va quasi a sostituire una figura del passato nelle fantasie della madre. Ma, in forma molto più semplice, capita anche quando si immagina il bambino come colui che realizzerà tutti i desideri non realizzati dal genitore. Non è però necessario porre un freno a queste fantasie, normali in questa fase; è invece importante riuscire a mantenere ben separato il bambino fantasticato dal bambino reale che nascerà. Come ci illustra S.Capolupo:</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"><strong> </strong><em>&#8220;Nei corsi di preparazione al parto, fra le teorie utilizzate ve n’è una che propone ai futuri genitori di tenere presenti due figli: il figlio fantasticato, appartenente all’inconscio, cioè il bambino desiderato nell’infanzia e, simbolicamente, collocato nella testa, e il figlio voluto con il partner, custodito nel cuore. A questi si aggiunge il bambino reale. Tutti e tre contribuiscono a delineare l’insieme di affetti, di storie immaginate e vissute, di desideri appartenenti alla madre. Nonostante ciò il figlio fantasticato e quello progettato devono essere abbandonati al momento della nascita del bambino reale, per non annullarlo rendendolo un oggetto di confronto. Ciò che è necessario e salutare per lo sviluppo del figlio sarà riconciliarsi col bambino reale, riconoscendo &#8220;quel bambino&#8221; che è nato ed elaborando quindi il lutto del &#8220;bambino ombra&#8221; fantasticato come onnipotente e ideale&#8221; (S.Capolupo, &#8220;La madre e la mamma&#8221;, Antigone, 2007).</em></span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Verso la fine della gravidanza e con la nascita del bambino la madre sviluppano quella che Winnicott ha definito<em> </em>&#8220;<em><strong>preoccupazione materna primaria</strong></em>&#8220;, che le consente di mettersi nei panni del bambino, di identificarsi con lui, di sentire i suoi bisogni, e iniziare così a pensare <em>per</em> il figlio (e non solo pensare <em>il</em> figlio). La preoccupazione materna primaria consente alla madre quasi una fuga dalla realtà, un ritiro dal mondo, e ciò le permette una condivisione di bisogni e di stati d’animo con il proprio bambino, e le consente così di sviluppare un notevole livello di empatia. Questa specie di fuga dalla realtà deve durare il <em>tempo necessario </em>a questa fase dello sviluppo del bambino, e deve consentire alla madre di ritornare al <em>momento adeguato </em>ad una normale forma di relazione con il mondo e con il bambino. Ciò è possibile se la donna è sana e riesce ad elaborare i primi movimenti di separazione dal bambino, altrimenti si può anche correre il rischio di scivolare verso la patologia, soprattutto in fasi critiche come quelle del post-partum.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"></span></div>
<p><span style="font-family:Arial;"></p>
<p style="text-align:right;"><em>Dott.ssa Erika Debelli</em></p>
<p>Per domande e commenti: <a href="mailto:ed.to@fastwebnet.it">ed.to@fastwebnet.it</a></p>
<p></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psichepensieriemozioni.wordpress.com/80/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=80&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>DIVENTARE MAMMA</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:17:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:Arial;">Capita a volte, congratulandosi con chi ha da poco scoperto che sarà mamma, di sentirsi dire: &#8220;…in realtà è più mio marito che spingeva per avere questo bambino… Io ho <em>molta</em> <em>paura</em>, non so se sono ancora pronta…&#8221;.   È un pensiero più frequente di quanto si creda, anche se raramente viene espresso. E non è necessariamente un pensiero &#8220;patologico&#8221; o da &#8220;cattiva madre&#8221;, anzi potrebbe indicare il sorgere di una capacità di interrogarsi sul nuovo ruolo di madre che si andrà a costruire nei prossimi nove mesi e per il resto della propria vita (il che giustifica anche quella comprensibile &#8220;<em>paura</em>&#8220;), ed anche l’attivarsi di una capacità di elaborare in modo più maturo e consapevole questa nuova fondamentale esperienza della propria esistenza.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Normalmente si pensa che esista un &#8220;istinto materno&#8221; che guida, quasi come un pilota automatico, la donna che diventa madre. Ma non è così. O meglio: non è <em>solo</em> così. La maternità è un evento troppo complesso per poter essere guidato solo da un istinto biologico.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">La maternità coinvolge sia il <strong><em>corpo</em> </strong>che la <em><strong>psiche</strong></em>: non si basa solo su una <em><strong>predisposizione biologica</strong></em> a diventare madre, ma è anche (per non dire soprattutto) una forma di esperienza nel <em><strong>percorso di sviluppo psichico</strong> </em>della donna, e che richiede quindi un intenso lavoro psichico.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">In che cosa consiste questo &#8220;intenso lavoro psichico&#8221; che la donna deve affrontare? Consiste principalmente nel riuscire a trovare un nuovo equilibrio evolutivo che coinvolgerà sia aspetti biologici che psichici, sia aspetti consci che inconsci, sia aspetti di realtà oggettiva che altri aspetti legati alla realtà immaginaria e simbolica.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">La relazione tra <strong><em>aspetti della realtà </em></strong>e<em><strong> aspetti dell’immaginario</strong></em> salta subito all’occhio pensando alla mamma che fantastica il suo bambino insieme al partner: &#8220;..speriamo abbia i miei occhi e i tuoi capelli..&#8221;, &#8220;..sarà un dottore come il nonno..&#8221;, &#8220;..con i calci che mi dà nel pancione diventerà di sicuro un bimbo forte..&#8221;, &#8220;&#8230;sarà una bimba che studierà come io non ho potuto fare..&#8221;, ecc. Tutte queste fantasie, espresse a livello conscio, vanno a costituire quello che viene definito &#8220;<em>bambino immaginario</em>&#8220;, mentre iniziano a svilupparsi anche a livello inconscio, non consapevole, altre fantasie che danno invece vita al &#8220;<em>bambino fantasmatico</em>&#8221; o &#8220;<em>bambino della notte</em>&#8221; (che potrebbe essere vissuto anche con caratteristiche estreme, come colui che &#8220;salverà&#8221; magicamente la coppia o al contrario come il &#8220;parassita&#8221; annidato nel corpo materno). Il figlio che nascerà realizzerà in parte queste aspettative e fantasie e in parte necessariamente se ne discosterà, portando i genitori (se avranno saputo integrare queste immagini fantasmatiche e immaginarie con l’esperienza reale) ad accogliere il &#8220;<em>bambino della realtà</em>&#8220;.</span></div>
<p><span style="font-family:Arial;">L’interconnessione tra <strong><em>psichico e biologico</em> </strong>è facilmente intuibile quando si pensa a quanto le trasformazioni del corpo in gravidanza incidano sulle modificazioni dell’immagine di sé e dell’identità della donna. Anche l’espressione di sentimenti ambivalenti o di un rifiuto inconscio della gravidanza o di un’ansia elevata attraverso un insistente vomito è un altro dei possibili esempi di questa interconnessione. Gli esempi potrebbero essere molti, ma potremmo ricondurli ad una considerazione fondamentale: ci stiamo muovendo in uno spazio che è sia fisico che mentale, e quindi non è sufficiente che ci sia la preparazione fisiologica dell’utero per la maternità, ma è necessario che ci sia anche una progressiva preparazione e costruzione di un &#8220;<em>grembo psichico</em>&#8221; in cui il bambino possa essere già pensato, amato e atteso prima ancora di venire al mondo.</p>
<p>Affinché il bambino possa essere pensato e atteso già prima della nascita è necessario per la futura mamma venire a patti con la figura della <em><strong>propria madre</strong></em>. Affinché la femminilità e quindi la maternità possano essere accettate è necessario che ci sia stata una buona relazione infantile ed una successiva identificazione positiva con la propria madre. È quindi necessario un equilibrio tra l’identificazione con il bambino (rivolta verso il futuro) e l’identificazione con la propria madre (rivolta verso il passato). Durante la gravidanza sembra crearsi così un tempo psicologico diverso, in cui il passato riaffiora e si riattivano antiche esperienze e lontani ricordi, legati a desideri e paure vissuti nell’infanzia. Si attiva così un delicato e vasto processo di riorganizzazione della personalità, che può condurre all’assunzione di un corretto ruolo materno, ma che potrebbe anche condurre a dolorosi scompensi.</p>
<p>La gravidanza è un momento di <em><strong>cambiamento</strong></em>, ed è perciò un momento di crisi, e come tutti i momenti di cambiamento e crisi riattiva conflitti e fantasie del passato, dell’infanzia e dell’adolescenza. Porta ad una rottura di precedenti equilibri, e ciò determina un periodo di regressione e di confusione nell’organizzazione del Sé, che potrebbe avere esiti evolutivi ma anche involutivi. È necessario riuscire ad elaborare non solo il cambiamento, ma anche il lutto per la perdita di precedenti equilibri, ruoli, identità. Allo stesso tempo è necessario riuscire a crearne di nuovi. All’interno di questi nuovi equilibri sarà necessario per entrambi i genitori riuscire a dare vita a nuovi spazi interni e a una nuova identità in cui sia compreso anche il figlio, in modo che possa <strong>nascere</strong> non solo il <strong>bambino</strong>, ma che possa nascere anche la nuova<strong> coppia di genitori</strong>. </p>
<p style="text-align:right;"><em>                                                                                    Dott.ssa Erika Debelli</em></p>
<p>Per domande o commenti: <a href="mailto:ed.to@fastwebnet.it">ed.to@fastwebnet.it</a></p>
<p></span></p>
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		<title>UNA NOVITA&#8217; PER LE FAMIGLIE A TORINO</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 08:16:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>psichepensieriemozioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglie e relazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Asl]]></category>
		<category><![CDATA[assegni familiari]]></category>
		<category><![CDATA[Centro di Psicologia e Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Torino]]></category>
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		<category><![CDATA[sessuologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Apre un centro per le famigie a Torino, che lavora in relazione con privato sociale e privato, e dispone di un Catalogo dei privati riconosciuti competenti in questo ambito di intervento<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=63&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:Arial;">Un plauso al Comune di Torino e alle Asl TO1 e TO2 che stanno attivando un Centro innovativo per le famiglie, in grado di occuparsi a 360° dei problemi che riguardano l’ambito famigliare: dai problemi psicologici ai problemi relativi agli assegni familiari, dai problemi sessuologici ai problemi educativi, dai problemi relativi alla gestione tempi di lavoro e tempi di vita ai problemi connessi ai percorsi di mediazione familiare.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">L’apertura del &#8220;<strong><em>Centro per le relazioni e le famiglie</em></strong>&#8221; è prevista per il 1 febbraio 2010, e alla conferenza stampa tenutasi il 21 gennaio sono già chiaramente emerse le potenzialità di questo Centro, del quale si possono vedere nel dettaglio le caratteristiche visitando il sito del Comune di Torino. Tra le caratteristiche quelle che a mio avviso sono fondamentali sono le seguenti:</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"> </span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"> </span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"></span></div>
<p><span style="font-family:Arial;"></p>
<ul>
<li>Il fatto di essere <em><strong>sovraterritoriale</strong></em>, quindi di essere punto di riferimento per l’intera città di Torino, consente di rispondere in modo meno dispersivo alle richieste della cittadinanza; il fatto di far afferire le diverse problematiche ad un centro unico rende possibile anche un maggiore coordinamento degli interventi che a vario titolo possono essere attivati per uno stesso nucleo famigliare.</li>
<li>Il Centro si pone come punto di riferimento non solo per quanto riguarda il servizio <em><strong>pubblico</strong></em> gestito da Asl e Comune, ma anche per quanto riguarda il <em><strong>privato sociale</strong></em>, con le varie Associazioni di volontariato riconosciute che operano nell’ambito della città. </li>
<li>Un’ulteriore importante novità è infine rappresentata dal fatto che il Centro si pone come punto di riferimento per la cittadinanza anche per quanto riguarda il <em><strong>privato</strong></em>. Questa novità necessita di un chiarimento: il Centro non si fa promotore di uno o dell’altro Studio Professionale o Associazione o Cooperativa ma offre, quale ulteriore risorsa del territorio, un elenco dettagliato degli enti privati che, a seguito di bando pubblico, hanno superato la selezione, dimostrando di avere i requisiti per occuparsi in modo competente delle problematiche connesse alla famiglia e alle relazioni.</li>
</ul>
<p>È dunque possibile per qualunque residente della città Torino che voglia affrontare problemi relativi alla famiglia, alla coppia, ma anche più in generale alle relazioni con gli altri, rivolgersi a questo Centro e cercare risposte qualificate in tutti i vari ambiti: pubblico, del privato sociale, e del privato.</p>
<p>In una realtà a volte dispersiva in cui emergono nuove offerte di assistenza-consulenza-sostegno ogni giorno, credo sia importante avere un punto di riferimento centrale che, soprattutto nell’ambito del privato, offra una selezione di risorse competenti. Ed è un grande privilegio, per quanto mi riguarda, lavorare nel<a href="http://www.psicologiatorino.it" target="_blank"> Centro di Psicologia e Psicoterapia</a>, che è stato riconosciuto dotato di tutti i requisiti necessari per essere inserito nel Catalogo dei privati che si occupano di famiglia e relazioni. Mi auguro che da ciò si possa attivare un circolo virtuoso all’interno del quale possano nascere ed evolvere buone pratiche di lavoro che abbiano come riferimento la rete intera dei servizi e dei privati che operano sul territorio.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psichepensieriemozioni.wordpress.com/63/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=63&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>TEMPO DI SHOPPING &#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 18:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>psichepensieriemozioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[psichepensieriemozioni]]></category>
		<category><![CDATA[acquisto]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il periodo natalizio rappresenta uno dei momenti dell’anno in cui siamo necessariamente più spinti a dedicarci allo shopping. Oltre ad essere una tradizione, lo scambio di doni ci consente anche di rinforzare i legami sociali, di comunicare in vario modo affetto e molto spesso (soprattutto se non è un’attività rimandata agli ultimi minuti) è per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=59&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:Arial;">Il periodo natalizio rappresenta uno dei momenti dell’anno in cui siamo necessariamente più spinti a dedicarci allo shopping. Oltre ad essere una tradizione, lo scambio di doni ci consente anche di rinforzare i legami sociali, di comunicare in vario modo affetto e molto spesso (soprattutto se non è un’attività rimandata agli ultimi minuti) è per molti di noi un’attività gratificante. Ma in alcuni casi lo shopping perde queste sue caratteristiche è diventa un comportamento patologico. </span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Che cos’è che caratterizza lo shopping come patologico? Si parla di <strong><em>shopping compulsivo</em> </strong>quando c’è un comportamento di acquisto caratterizzato da un impulso irrefrenabile a comperare, impulso non controllabile e urgente che deve essere assolutamente soddisfatto. C’è infatti una tensione, una sorta di <em><strong>ansia </strong></em>che pare possibile alleviare solo comprando. Al momento dell’acquisto c’è dunque un momentaneo sollievo, ma questo dura poco. Si manifesta subito dopo un senso di <em><strong>colpa</strong> </em>per l’acquisto, la persona si sente vuota (e non solo nelle tasche, ma anche interiormente), e si sente così di nuovo spinta ad un altro acquisto per riempire questo senso di <em><strong>vuoto</strong></em>. Si crea dunque un <em><strong>circolo vizioso</strong> </em>da cui pare difficile uscire. È in fondo una dipendenza, anche se una dipendenza senza sostanza-droga, un po’ come il gioco d’azzardo patologico, che rappresenta un’altra forma di dipendenza senza sostanza. Tuttavia molto spesso si tendono a sottovalutare le conseguenze di questa patologia, sia sul piano economico che su quello relazionale, lavorativo e psicologico.</span></div>
<p><span style="font-family:Arial;">È vero che spesso un occasionale acquisto non preventivato ci può aiutare a sollevare il morale in una giornata no, ed è anche vero che una singola giornata di acquisti un po’ più impegnativi non necessariamente ci fa scivolare nella patologia.</p>
<p>Che cos’è quindi che ci può fare sospettare una possibile <em><strong>patologia </strong></em>nelle nostre modalità di shopping? Ci sono alcuni segnali che possono metterci in allarme: </p>
<ul>
<li>gli acquisti non sono importanti in sé, non è l’oggetto che conta, anzi molto spesso si acquistano oggetti che non servono, o che magari subito dopo non piacciono più e quindi vengono riposti in qualche armadio, regalati o buttati; quello che conta è solo soddisfare un impulso </li>
<li>le spese connesse a queste forme di shopping superano le normali possibilità economiche della persona </li>
<li>gli acquisti vengono ripetuti più volte durante una settimana </li>
<li>se per qualche motivo non si riesce ad effettuare l’acquisto si sperimenta un forte senso di ansia e frustrazione. </li>
</ul>
<p>Questo disturbo può essere riconducibile ad altre patologie, quali depressione, disturbi ossessivi compulsivi, disturbi d’ansia e disturbi del controllo degli impulsi. Ogni caso va valutato singolarmente.</p>
<p>In ogni modo il comprare compulsivamente ha lo scopo fondamentale di <em><strong>alleviare l’ansia</strong></em>. Nel momento dell’acquisto la persona pare ritrovare una propria sicurezza e un’accresciuta autostima. Sono infatti proprio le persone con <strong><em>poca</em> <em>autostima</em></strong> o insoddisfatte quelle che manifestano maggiormente i segni dello shopping compulsivo. Sono prevalentemente giovani donne, nella maggioranza dei casi sono di buon livello socio culturale e ben integrate, anche se il comportamento di acquisto compulsivo si manifesta sempre più frequentemente anche negli uomini.</p>
<p>Cosa fare dunque in questi casi? Prima di tutto bisogna riconoscere di avere un problema e affrontarlo. Si può iniziare concretamente, su un piano molto pratico e utile solo a gestire &#8220;l’emergenza&#8221;, a non negarsi drasticamente ogni acquisto, ma a stabilire un budget, e si può provare ad uscire senza carta di credito, portando con sé solo con i contanti. Ma questo serve solo per gestire il momento della crisi. Invece per ottenere un cambiamento di lunga durata bisogna andare oltre: ricordando come dietro a questa forma di disagio ci possa essere spesso una persona fragile e con poca autostima, si può pensare ad un percorso di psicoterapia che consenta di consolidare il proprio sé e di gestire in modo più funzionale (e anche meno costoso..) l’ansia.</p>
<p></span></p>
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		<item>
		<title>IN AUMENTO GLI ARRESTI PER REATI DI PEDOPORNOGRAFIA ON LINE</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 09:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>psichepensieriemozioni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[abuso]]></category>
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		<description><![CDATA[Una notizia diffusa qualche giorno fa dall’ANSA (11.12.2009) porta in evidenza l’aumento degli arresti per reati legati alla pedopornografia on line. È una notizia incoraggiante: il numero di arresti (48 nel 2009, precisa l’ansa) è il più alto da quando è entrata in vigore, nel 1998, la prima legge in materia, e le denunce a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=52&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:Arial;">Una notizia diffusa qualche giorno fa dall’ANSA (11.12.2009) porta in evidenza l’aumento degli <strong><em>arresti</em></strong> per reati legati alla <strong><em>pedopornografia on line</em></strong>. È una notizia incoraggiante: il numero di arresti (48 nel 2009, precisa l’ansa) è il più alto da quando è entrata in vigore, nel 1998, la prima legge in materia, e le denunce a piede libero sono state nel corso dell’anno ben 1134.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Purtroppo l’avvento e il crescente accesso a Internet ha reso sempre più diffusi anche in spazi virtuali i reati tradizionali, aumentando la possibile vittimizzazione soprattutto di soggetti appartenenti alle categorie deboli, quali minori e donne. In quest’ottica è stato promossa la <strong><em>conferenza</em></strong> internazionale &#8220;Proteggere i minori dagli abusi sessuali nell’era delle tecnologie dell’informazione&#8221;, tenutasi a Courmayeur l’11-13 dicembre 2009, con l’obiettivo, tra gli altri, di sottolineare l’importanza di promuovere la cooperazione tra governi, autorità di controllo, industria informatica, forze dell’ordine e psicologi, al fine di attivare interventi utili a contrastare questa nuova piaga sociale.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Per quanto riguarda l’intervento richiesto agli psicologi ritengo che questo si renda indispensabile purtroppo non solo in fase preventiva, con la definizione di un possibile profilo del cyber-criminale, ma soprattutto quando è necessario occuparsi delle vittime, quando il reato ha già avuto luogo, e non più solo in uno spazio virtuale ma anche reale.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">È un lavoro estremamente o complesso, perché richiede l’attivazione di una <em><strong>rete di professionisti</strong> </em>chiamati a vario titolo ad intervenire (psicologi, educatori, polizia, assistenti sociali, magistratura, ecc.). Nessuno psicologo o psichiatra può avere la presunzione di lavorare da solo in casi così complessi.</span></div>
<p><span style="font-family:Arial;">Questa rete può essere al tempo stesso una risorsa o un ostacolo. Rappresenta una risorsa quando si attiva una rete funzionale, definita volta per volta in base alla complessità del singolo caso, e cui ogni professionista contribuisce con la propria competenza. Diventa un possibile ostacolo invece proprio per il fatto di obbligarci ad operare in una zona di confine che connette più professionalità e più interventi di tipo diverso. L’esistenza di un progetto comune di intervento non deve però mai far perdere di vista le specificità professionali di ciascuno.</p>
<p>La <em><strong>specificità dell’intervento psicologico</strong></em> richiede una particolare attenzione al mondo interno, ai vissuti relativi al trauma, ma allo stesso tempo necessita di una chiara definizione dei fatti reali. È inoltre necessario andare oltre la rappresentazione del trauma, non ridurre il minore al trauma subito. Il compito degli psicoterapeuti è di <em>pensare</em> e <em>sentire</em> quella violenza che l’abusante riesce solo ad agire, e questo deve essere fatto in uno spazio terapeutico che offre un contenimento alle angosce, in una &#8220;zona franca&#8221; che offre una protezione dal minaccioso vissuto di impotenza e vergogna.</p>
<p>La tendenza a riprodurre l’evento traumatico durante la valutazione o durante la terapia non va bloccata, ma circoscritta in un contesto che favorisce la ricostruzione (o costruzione ex-novo) di una &#8220;membrana&#8221; che regoli il ritorno di ricordi, immagini, impressioni che potrebbero altrimenti essere molto tossici per la psiche del minore. Si costruisce quindi un setting, una cornice terapeutica, che diventa un fattore di protezione per il bambino, in quanto gli consente di entrare in contatto con il trauma all’interno di un contenitore e di una relazione che lo sostengono.</p>
<p>Per approfondimenti in merito alle possibili difficoltà connesse alla costruzione di una cornice terapeutica ottimale, si può consultare l’articolo &#8220;<a href="http://www.psicologiatorino.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=75&amp;Itemid=29" target="_blank">Il setting muto e la voce istituzionale. Costruzione di una cornice terapeutica</a>&#8220;.</p>
<p></span></p>
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		<title>IL DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS NEI BAMBINI</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 07:52:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>psichepensieriemozioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disturbi psichici]]></category>
		<category><![CDATA[Post traumatic stress disorder]]></category>
		<category><![CDATA[psichepensieriemozioni]]></category>
		<category><![CDATA[affetti]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[PTSD]]></category>
		<category><![CDATA[somatico]]></category>
		<category><![CDATA[trauma]]></category>

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		<description><![CDATA[Le gravi esperienze traumatiche danno luogo anche nei bambini, come negli adulti, a disturbi di vario tipo. Generalmente si può osservare nei bambini che subiscono un trauma il ritorno a caratteristiche regressive, precedentemente abbandonate nel corso dello sviluppo. Ad esempio bambini che hanno già acquisito il controllo sfinterico e sono già a stadi evolutivi successivi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psichepensieriemozioni.wordpress.com&amp;blog=10868872&amp;post=26&amp;subd=psichepensieriemozioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le gravi esperienze traumatiche danno luogo anche nei bambini, come negli adulti, a disturbi di vario tipo. Generalmente si può osservare nei bambini che subiscono un trauma il ritorno a caratteristiche regressive, precedentemente abbandonate nel corso dello sviluppo. Ad esempio bambini che hanno già acquisito il controllo sfinterico e sono già a stadi evolutivi successivi possono ritornare a bagnare il letto di notte o a non trattenere feci e urina anche di giorno.</p>
<p>L&#8217;esposizione ad eventi traumatici porta bambini e adolescenti ad avere risposte di allarme e trasalimento eccessive, ridotta capacità di concentrazione; spesso sono presenti disturbi dell&#8217;alimentazione, del sonno o dell&#8217;apprendimento.</p>
<p>Gli <em><strong>affetti</strong></em> che accompagnano questo tipo di disturbo sono tipicamente ansia e panico che si manifestano anche mediante gli incubi notturni, depressione, preoccupazione ossessiva e paura.</p>
<p><strong><em>Pensieri</em></strong> e <em>fantasie</em> riportano i bambini traumatizzati a rimuginare in modo compulsivo sull&#8217;evento traumatico, spesso con un pensiero disorganizzato e fantasie di evasione. A volte anche nel gioco si ripresenta in modo compulsivo una rappresentazione del trauma.</p>
<p>Sul piano <em><strong>somatico</strong></em> si manifestano prevalentemente i sintomi associati all&#8217;ansia: aumento del battito cardiaco, sintomi gastrointestinali, mal di testa, tensione e dolori muscolari. Si può manifestare in forma dissociata il dolore fisico, se l&#8217;esperienza traumatica ha implicato anche del dolore fisico, come ad esempio nelle violenze sessuali.</p>
<p>Le <strong><em>relazioni</em></strong> possono assumere caratteristiche manipolatorie, per quei bambini che utilizzano le lamentele sui propri disturbi per ottenere vicinanza e sostegno, oppure possono assumere caratteristiche di evitamento, per quei bambini che hanno imparato a considerare le nuove relazioni come potenzialmente spaventose e traumatizzanti e pertanto da evitare. In ogni caso i bambini con PTSD cercano nelle relazioni un sollievo dall&#8217;ansia traumatica.</p>
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